
Pedro Almodòvar torna con un film fluido, agile ed elegante. Non è una novità, la sua innata capacità di scrivere e di narrare storie infatti non è nuova. Il film ‘Gli abbracci spezzati’ però da l’idea di come il regista spagnolo, da diverso tempo a questa parte, si sia adagiato su queste sue capacità, perdendo la voglia di cambiare e sperimentare e trasformando molte delle sue caratteristiche stilistiche e narrative. La pellicola, formata sull’alternanza tra presente e un passato vecchio di quattordici anni, è costruita sul consueto mix di commedia, melodramma e venature vagamente gialle. I personaggi proposti da Almodòvar, così come le situazioni, di certo non rappresentano novità clamorose rispetto ai precedenti film: si tratta sempre di amori negati e non, gelosie, figli segreti, e personaggi gay. Ma il vero problema del film è nella meccanicità e nella prevedibilità dell’assemblaggio. Il passato legato al presente (e viceversa) è facilmente intuibili grazie appunto alla prevedibile ricostruzione del regista. Il film risulta comunque scorrevole e divertente, anche se manca la giusta emotività: infatti la pellicola non riesce a comunicare emozioni e sentimenti come dovrebbe forse fare anche in maniera più marcata, in modo tale da colpire lo spettatore.
Davide Aiello
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